Prosa Racconti Reportage narrativo

Le morbide notti di sole


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La corrente, l’aria in genere e l’ossigeno. Ogni vibrazione trasmessa nello spazio e, per forze esistenziali, nel tempo: questo mi sorprendo ad essere. Sono trasportato dal vento, come la busta di plastica in un film americano, come i giornali newyorkesi vecchi di due giorni, in un’opera di Soldati – mi detersi la fronte con un fazzoletto umido. Pest era grigia, nera, rifletteva luce su antracite. Spesso, nel corso dei decenni, si è lasciata sopraffare dai fumi, da tutto ciò che è aleatorio e che le ha fatto male, caligine che versa nelle strade e volge al cielo come incenso, ottenebra i palazzi brillanti, smorza le luci del Parlamento la sera e, perlopiù, nega il tramonto…
Eppure, cosa sarebbe stato quest’uomo, in questo paese, sotto la penna di questo scriba (e poi, dentro una polvere d’archivi)? Avrebbe chiesto un poeta. Che sia stato ciò che io sentivo dentro allora, o forse unicamente percezione corporea, che sia stato o sia tuttora un alito, un fermento, o soltanto una fitta di rimorso: Pest resta oggi oscura, povera, una fiaccolata, scarsamente religiosa, di cadaveri che portano il fuoco.
Tra Astoria e Deàk Ferenc, i tram mi sballottolavano avanti e indietro, senza sosta, fino a tarda ora, rapidamente su e giù. Il controllore era lo stesso ogni sera: sopra il giaccone una casacca fosforescente, stringeva una bottiglia di liquore in mano e con gli occhi smorti, piegato in due, osservava l’altra mano, callosa, pallida, scerpellata. E sbuffava e tremava. Il rumore della sua (o della mia) anima era quello di una mela secca spaccata a metà.
Se il mio itinerario fosse stato reale, avrei di certo avuto una destinazione; eppure, il mio procedere senza meta… sentivo che era quello stesso vagare il mio arrivo, e nondimeno era una mancanza. Cosa s’insinuasse nella mia mente e in séguito nelle ossa, non ho idea: il ricordo molle dei miei infiniti passati traeva dal nulla la forza di trascinarmi attraverso il ponte, sull’altra sponda del Danubio (quale dei nove ponti? Non so dirlo… non conosco davvero alcun ponte che sia un così solido progetto di speranza come quelli di Budapest, che paiono calati dal cielo e protendono dal Vecchio al Nuovo, o dal Nuovo al Vecchio, a seconda di come vi si guardi…).

Eccola lì, sulla riva sinistra, la città nuova, con le sue grandi pietre e i suoi bubboni di cemento, piena di dubbi e di esseri umani inquieti che cavavano denaro dal deserto di pietra, ed erano pieni di «nevrosi», di eccitazione, di istinti incontenibili, e che credevano, amavano, parlavano e ascoltavano in una maniera diversa, ed erano malati, sani, felici e disperati in modo così differente da prima. (S. Márai, Divorzio a Buda)

Poi lentamente si voltò verso la veduta antica della riva destra, e provò sollievo a immergersi in quell’immagine familiare, come colui che è finalmente tornato a casa […]. Provava un senso di genuina dimestichezza, la gioia di chi si sente in famiglia, nei propri possedimenti, quando osservava le nobili rovine della chiesa di Mattia, quella dell’incoronazione, puntellate dalle impalcature, quando contemplava gli edifici pubblici abbarbicati alle pendici della collina, simili alle rocche dei cavalieri […]. Non poteva credere che il pensiero di cui quell’acropoli di una fierezza un po’ altisonante era espressione al di là del tempo e delle mode fosse giunto al suo tramonto. (S. Márai, Divorzio a Buda)


Alessandro Lucia è nato il 21 novembre 1995 a Pescara. Diplomato al Liceo Classico di Pescara, nel 2017 consegue la laurea in Lettere Moderne all’Università di Bologna, dove prosegue gli studi, ottenendo la specializzazione in Italianistica nel novembre del 2020. Ama – non potrebbe essere altrimenti – la letteratura ed anche la musica, che studia fin dall’infanzia e che lo trascina dalla tastiera di un pianoforte classico alle drum machines, ma non disdegna affatto interessi più “profani”, come il calcio e i videogames. Nel suo nebbioso futuro da umanista intravede ulteriori studi, polverosi archivi e dotte biblioteche.


Foto di Alice La Torre